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Opera da camera nata da una serie di conversazioni con Christine Angot. Non mettere in musica un tema, ma trovare una forma che accolga ciò che resiste al linguaggio e al racconto: la perdita dell'innocenza, l'invasione del reale, l'esperienza della frattura interiore.
Il progetto non parte da un libretto compiuto ma da una parola viva. Nel corso degli incontri con Christine Angot, sono frammenti — frasi dette, riprese, abbandonate, silenzi, esitazioni — a diventare la materia prima dell'opera. La voce della scrittrice, il suo modo di inciampare su certe parole, di tornare su ciò che non si può dire, orienta la scrittura musicale quanto il testo stesso.
L'innocenza non è qui una nostalgia né uno stato perduto da riconquistare, ma una soglia: l'istante in cui il mondo smette di essere evidente, in cui l'infanzia urta contro ciò che non poteva prevedere. L'opera cerca di tenere questa soglia in scena — uno spazio ristretto, un piccolo ensemble strumentale, un'elettronica discreta — perché l'ascoltatore sia il più vicino possibile alla frattura, senza spiegazione né distanza.
Opera da camera con Christine Angot.
Condivisione del metodo: comporre a partire dalla parola viva, in laboratori di scrittura e di voce.
Radicato in Francia, sostenuto dal CNM; coproduzioni in fase di costruzione.
Borsa CNM. Coproduzioni in fase di costruzione.
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