Perché — STOPERA!
Le forme sceniche attraversano oggi una profonda trasformazione.
I confini tra musica, teatro, immagine, tecnologie, ricerca e performance si dissolvono, a vantaggio di nuove scritture che rimettono in questione il nostro modo di raccontare il mondo. È in questo contesto che è nata STOPERA!.
STOPERA! riunisce artisti, ricercatori, istituzioni e pubblico intorno a una domanda comune: quali forme sceniche per il XXI secolo?
STOPERA! non è una compagnia, né un collettivo, né un semplice produttore: è un'infrastruttura leggera di ricerca e creazione dedicata alle nuove scritture della scena musicale contemporanea.
Il nome dice il metodo. Lo STOP non è un rifiuto dell'opera: è una sospensione. Il silenzio che dà forma al suono, la pausa da cui nasce il gesto.
Tutto, oggi, spinge a produrre — in fretta, e verso la data della prima. STOPERA fa la scommessa inversa: preservare il tempo che precede, quello della ricerca e del rischio, senza il quale nulla di nuovo accade. Ci si ferma per cercare, poi si crea.
La nostra ambizione: trasformare il modo in cui l'opera e il teatro musicale si pensano, si fabbricano e si trasmettono.
Radicata a Gentilly e attiva da Lione a Buenos Aires, STOPERA! produce opere, accompagna artisti, sviluppa laboratori di ricerca artistica e costruisce cooperazioni durevoli tra istituzioni, ricercatori, interpreti e pubblico.
Più che una compagnia, STOPERA! è uno spazio dove le opere si sviluppano sul tempo lungo, incrociano le discipline e sperimentano nuovi modi di creazione. Un'opera può nascervi da una conversazione con una romanziera, da un romanzo ceco del 1936 o da un film di Pasolini — poi costruirsi su più stagioni, tra un centro nazionale di creazione musicale, un teatro d'opera e un festival.
Al cuore di questo percorso, una convinzione: le grandi trasformazioni della nostra epoca — tecnologiche, ecologiche, sociali — chiamano nuove forme di incarnazione. Attraversano le opere che portiamo: OOO, opera post-umana dove gli oggetti, la natura e un'intelligenza artificiale difettosa ereditano un mondo svuotato dei suoi umani; We Expected the Disaster… but not the salamanders!, favola ecologica da Karel Čapek; Otages, da Nina Bouraoui, che dà voce alla violenza sociale. La musica, la voce, il corpo, il testo, lo spazio, l'immagine e le tecnologie non vi sono discipline separate, ma le componenti di una stessa scrittura viva.
Intorno a Sebastian Rivas si riuniscono artisti, interpreti, autori, ricercatori e produttori — la percussionista Olivia Martin, il soprano Nicola Beller Carbone, il regista Martin Bauer, la curatrice Anne-Laure Chamboissier — con il sodalizio artistico di Georges Aperghis. Le opere si fabbricano con il CETC del Teatro Colón, l'Opéra de Lyon, GRAME — CNCM, il festival Tête à Tête, l'UNSAM.
Attraverso le sue creazioni, il suo laboratorio LIPS, le sue residenze e le sue azioni di trasmissione, STOPERA! contribuisce al rinnovamento delle scritture sceniche contemporanee e alla nascita di uno spazio di ricerca condiviso tra creazione artistica, innovazione e società.